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Una semplice spiegazione e un esempio

Spieghiamo in breve come funzionano i buoni tasse.
Lo stato quando ha da pagare una spesa emette dei buoni del tesoro, attraverso cui reperisce i soldi che gli servono. Su questi soldi che si è fatto prestare deve pagare un interesse, l'interesse sul debito. L'idea è che parte del debito venga finanziata diversamente, attraverso un abbassamento delle tasse invece che attraverso l'emissione di buoni del tesoro su cui pagare gli interessi. In parole spicciole: quando lo stato deve pagare una spesa, una parte di questa spesa, se il creditore lo desidera, verrà retribuita in buoni tasse, che sono del tutto simili nell'aspetto ai soldi e vengono stampati gratis dalla zecca dello stato. Un creditore è ad esempio un dipendente statale che deve ricevere lo stipendio, o un'azienda che deve essere pagata per avere eseguito un lavoro pubblico. Una parte dei buoni tasse dati a questo creditore serviranno per pagare le sue tasse e imposte. La restante parte sarà come una moneta che circola come l'euro, ma che a differenza dell'euro è volontaria (ognuno decide se accettare i buoni tasse come strumenti di scambio di buoni e servizi) ed ha stampigliata una data di scadenza oltre la quale la moneta(o la banconota) non può più essere usata per fare acquisti neanche lì dove questa viene accettata, ma potrà essere utilizzata solo per pagare le imposte. In cambio della disponibilità ad accettare buoni tasse, le persone e le società avranno una riduzione delle tasse e delle imposte. I buoni tasse rappresentano così dei finanziamenti che i cittadini e le imprese fanno allo stato, un credito che questi hanno nei confronti dell'erario che viene sanato al momento del pagamento delle imposte. Lo stato non paga un interesse su questo debito, ma semplicemente abbassa le imposte a chi se ne fa partecipe. Si ottengono così contemporaneamente un abbassamento del debito pubblico e un abbassamento delle tasse. Sul perché si ottengono anche una maggiore velocità di circolazione della moneta e una buone dose di protezionismo rimando all'articolo principale("L'iniziativa dei buoni tasse").
Faccio ora un esempio.

Lo stato deve pagare lo stipendio di un mese a 2 impiegati. Uno di questi ha dato la sua disponibilità ad accettare i buoni tasse, l'altro no. Supponiamo che lo stipendio lordo di entrambi sia di 3000 euro, e le imposte sullo stipendio siano del 35%. Supponiamo inoltre che la finanziaria dell'anno precedente abbia stabilito che la quota da dare in buoni tasse è del 45% e lo sconto sulle imposte del 10%. Lo stipendio netto dell'impiegato che non accetta i buoni tasse è di 3000- 3000x0,35 = 3000x0,65 = 1950 euro, tutti retribuiti in euro. Lo stipendio netto dell'altro impiegato è di 3000 – 3000x0,35x(1-0,1) = 3000x0,685 = 2055 euro. Al lordo quest'operaio riceverà 3000x0,45= 1350 euro in buoni tasse, di cui 945 verranno trattenuti sullo stipendio. Quindi., alla fine, riceverà netti 1650 euro in euro, e 405 euro in buoni tasse. Questo secondo impiegato va' a fare la spesa in un supermercato che accetta buoni tasse. Supponiamo che faccia 290 euro di spesa. Questa persona, che cerca di sbarazzarsi dei buoni tasse, da' 150 euro in euro al cassiere, e 150 euro, che è il massimo che può dare, in buoni tasse. Il cassiere gli restituisce come resto una banconota da 10 euro in buoni tasse. Supponiamo che quel supermercato alla fine del mese abbia racimolato un ricavo, di cui il 45% in buoni tasse. Supponiamo che debba pagare il 35% di imposte. Supponiamo che i suoi fornitori non accettino buoni tasse(cosa improbabile, perché i fornitori li sceglie il supermercato), mentre quasi tutti i suoi impiegati si. Allora, se non verrà superata la soglia del 45% definita in finanziaria per i dipendenti pubblici, il 10% dei ricavi in buoni tasse che rimangono nelle casse del supermercato dopo aver pagato le imposte i restanti verranno suddivisi proporzionalmente tra gli impiegati che accettano i buoni tasse. Ovviamente, se a fine mese alcuni dei buoni tasse ricevuti sono scaduti, il supermercato li userà per pagare le tasse.

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