Spiegazione del concetto e delle conseguenze in 8 articoli Sep 29. 2010 | Comments (0)
Lo scopo fondamentale dei buoni tasse è quello di aumentare la velocità di circolazione della moneta, facendo in modo che questa resti in Italia, o in Europa, quando sarà l'Europa a riscuotere le tasse. Poi si hanno tutta una serie di interessanti effetti collaterali, come la maggiore resistenza alle speculazioni internazionali sul debito, la diminuzione dell'evasione fiscale, ma anche la diminuzione della pressione fiscale, per il modo in cui i buoni tasse sono stati concepiti. L'idea fondamentale è quella di affiancare all'euro una cosa che non sono soldi, ma che funziona come una moneta che può essere spesa ma non risparmiata e quindi accumulata. Detta in maniera semplicistica i buoni tasse sono un'evoluzione del concetto di moneta complementare, sono moneta complementare di stato dotata di scadenza. Ho sintetizzato il funzionamento dei buoni tasse in otto articoli, che andrò spiegando passo passo.
Articolo 1 ( Definizione di buoni tasse )
I buoni tasse sono buoni emessi dal ministero del tesoro che possono sempre essere utilizzati in luogo del denaro per pagare tasse, tributi, imposte. Il taglio di un buono deve essere pari al valore di una delle monete o banconote (euro) in circolazione al momento dell'emissione.
Il primo articolo dice che i buoni tasse non sono soldi, ma sostanzialmente un finanziamento che i cittadini offrono allo stato che verrà saldato al momento del pagamento delle tasse. Come vedremo negli articoli successivi lo stato non offrirà come contropartita a questo finanziamento un interesse, ma una riduzione delle imposte. Inoltre il primo articolo afferma che, pur non essendo moneta, l'apparenza sarà quella di una moneta, circolerà quindi in forma di monete o banconote come se fosse moneta.
Articolo 2 ( Modalità di emissione )
I buoni tasse vengono emessi per pagare una percentuale dei compensi dovuti dalla pubblica amministrazione a privati cittadini, imprese ed enti in generale che non abbiano negato il consenso. Tale percentuale è uguale per ogni compenso e viene fissata di anno in anno dalla legge finanziaria ad un valore non superiore al 50%. Le imposte su tali compensi vengono prelevate in buoni tasse.
In parole spicciole: quando lo stato deve pagare una spesa, una parte di questa spesa, se il creditore lo desidera, verrà retribuita in buoni tasse, che sono del tutto simili nell'aspetto ai soldi e vengono stampati gratis dalla zecca dello stato. Un creditore è ad esempio un dipendente statale che deve ricevere lo stipendio, o un'azienda che deve essere pagata per avere eseguito un lavoro pubblico. Una parte dei buoni tasse dati a questo creditore serviranno per pagare le sue tasse e imposte. Il prossimo articolo dirà che la restante parte sarà come una moneta che circola come l'euro, ma che a differenza dell'euro è volontaria (ognuno decide se accettare i buoni tasse come strumenti di scambio di buoni e servizi) ed ha stampigliata una data di scadenza oltre la quale la moneta(o la banconota) non è più utile per fare acquisti neanche lì dove questa viene accettata, ma potrà essere utilizzata solo per pagare le imposte.
Articolo 3 ( Utilizzo come mezzo di scambio di beni e servizi )
Lo stato italiano supporta, per un dato intervallo di tempo successivo all'emissione, l'impiego dei buoni tasse come mezzo di scambio di beni e servizi. Le persone fisiche e giuridiche che si impegnano ad utilizzare i buoni tasse come mezzi di scambio di beni e servizi per l'intervallo di tempo stampigliato su di essi godono di uno sconto su tasse, imposte e tributi pari ad una percentuale da stabilirsi nella legge finanziaria. Per le imprese ed i cittadini italiani vale la regola del silenzio assenso. Scaduto l'intervallo temporale i buoni possono ancora e sempre essere utilizzati per pagare tasse, imposte e tributi.
Il terzo articolo dice che i buoni tasse sono utilizzabili come moneta complementare con scadenza. La scadenza è il fulcro dell'idea dei buoni tasse: è dall'idea della scadenza che scaturiscono le più importanti conseguenze. Vediamole una alla volta.
La prima è un aumento marcato della velocità di circolazione della moneta: chiunque abbia in tasca una moneta che scade cercherà di liberarsene il prima possibile.
La seconda è una diminuzione dell'evasione fiscale. Infatti quando i buoni tasse sono scaduti o li si usa per pagare le tasse o li si brucia, ma il risultato dal punto di vista dello stato non cambia: infatti alla scadenza, scomparendo dalla circolazione, è come se questi soldi rientrassero nelle casse dello stato. Questo, tra l'altro, li rende lo strumento ideale per mettere moneta in circolazione quando ce n'è poca (visto che è una moneta che deve essere spesa) e per toglierla quando ce n'è troppa (Cosa che viene assicurata dalla scadenza). Non solo: la scadenza rende i buoni tasse un esperimento reversibile: se non vanno bene si smette di emetterli ed in poco tempo scompaiono automaticamente, da soli, dalla circolazione.
La terza conseguenza dell'introduzione dei buoni tasse è la maggiore resistenza alle speculazioni internazionali sul debito. Se il ministro del tesoro non riesce a piazzare i bond, invece di dichiarare fallimento può coprire parte della spesa emettendo buoni tasse.
La quarta conseguenza, il protezionismo, è la più interessante. Infatti i buoni tasse servono a pagare le tasse nel paese che li emette: una volta scaduti in un altro paese non ce ne si fa niente. Questo significa che costituiscono soldi che girano solo nel paese che li emette. Le aziende straniere continueranno ad interagire con il paese, semplicemente non accettando i buoni tasse e quindi rinunciando all'abbassamento delle tasse che l'accettazione comporta, e pagare qualche imposta in più perché si è stranieri e la definizione di protezionismo.
Un discorso che è connesso con il protezionismo è quindi quello della volontarietà dell'accettazione dei buoni tasse. In realtà è difficile per una qualsiasi attività commerciale dire di no ai buoni tasse. I clienti che devono spendere i buoni tasse andrebbero lì dove questi vengono accettati: rifiutarli significherebbe perdere clienti. La cosa probabilmente si ripercuoterebbe all'indietro nei confronti dei fornitori, e le produzioni che avvengono nel paese di emissione dei buoni tasse ne trarrebbero beneficio. Per quanto riguarda l'Italia, la possibilità che altri paesi adottino i buoni tasse dovrebbe preoccupare poco: la concorrenza i nostri prodotti la fanno sulla qualità, è il made in Italy che conta, non il prezzo. Inoltre il discorso relativo ai fornitori viene molto mitigato dai prossimi articoli che parlano delle modalità e delle limitazioni nell'uso dei buoni tasse, necessari per evitare i problemi che l'abuso di questo strumento creerebbe.
Prima di introdurli però è doveroso parlare della riduzione della pressione fiscale, che rappresenta l'incentivo per l'accettazione dei buoni tasse da parte dei dipendenti pubblici e delle aziende che lavorano per la pubblica amministrazione. Il pericolo numero uno è che la riduzione delle imposte che si accompagna all'adozione dei buoni tasse potrebbe comportare una riduzione delle entrate fiscali. Io credo che con la riduzione delle tasse i consumatori avrebbero maggiori capacità di acquisto e, considerate le caratteristiche dei buoni tasse, la sfrutterebbero. Questo significa che i venditori ricaverebbero di più e conseguentemente avrebbero un imponibile superiore che andrebbe a bilanciare il fatto che la percentuale sull'imponibile diventa minore. Sinceramente credo che l'abbassamento delle tasse sia la via principe per uscire dalla crisi e i buoni tasse rappresentano un modo furbo di attuarlo. Il come attuare la riduzione della pressione fiscale è il primo aspetto tecnico da approfondire, ma io sto parlando del cosa: il come e il quanto è materia per i professori di economia. Però la riduzione non dovrebbe essere troppo bassa, perché si tratta di un investimento che lo stato fa per far girare l'economia.
Articolo 4 ( Associazione nell'utilizzo agli euro )
Per ciò che riguarda l'acquisto di beni e servizi, i buoni tasse possono essere utilizzati per pagare fino alla metà del valore del bene o del servizio: l'altra metà deve essere corrisposta con i mezzi tradizionali di pagamento. Il venditore può dare come resto buoni tasse in valore non superiore a quello dei buoni tasse ricevuti.
La limitazione imposta da questo articolo deve essere letta insieme a quella imposta nell'articolo 2 alla percentuale massima che lo stato può dare ai creditori “consenzienti”. La prima cosa da dire è che è necessario che gli euro siano presenti in tutti i pagamenti effettuati, per svariati motivi: gli acquisti fatti all'estero probabilmente vengono fatti in euro e senza buoni tasse, poi bisogna dare l'opportunità a chi guadagna di risparmiare e di accumulare denaro, e ultimo ma non meno importante c'è da considerare il sistema del credito, che funziona con gli euro, e a cui si potrebbe affiancare solo in una seconda fase un sistema di credito che funzioni anche con i buoni tasse, magari giocando sulle date di scadenza (Questo sistema di credito sarebbe un altro dettaglio tecnico da lasciare agli economisti, ma un'idea di come dovrebbe funzionare la darò nell'articolo 8). Limitare l'abuso nell'utilizzo dei buoni tasse è di fondamentale importanza quindi non tanto per evitare l'inflazione, ma soprattutto per evitare la situazione in cui un venditore rimanga con tanti buoni tasse in mano e non li possa utilizzare per risparmiarli o per pagare i creditori. Ora la percentuale di limitazione posta e la considerazione che i buoni tasse dopo pochi passaggi di mano verranno riassorbiti in tasse dovrebbero limitare la quantità di buoni tasse in circolazione ed evitare queste situazioni. Per capire quest'ultima cosa quando avrò finito di esporre gli articoli metterò un esempio di utilizzo dei buoni tasse.
Articolo 5 (Buoni in scadenza e limitazioni connesse)
I buoni tasse dati come resto da un venditore o dati come retribuzione ai dipendenti non devono essere in scadenza. Un buono tasse è in scadenza se mancano meno di 30 giorni alla scadenza.
Questo articolo è fondamentale: è da evitare la situazione in cui la gente che non ha occasione per disfarsi in modo diretto dei buoni tasse scaduti perché paga ad esempio le tasse al momento dell'erogazione dello stipendio rimanga con buoni tasse scaduti in mano. Questa è invece una cosa che possono permettersi gli imprenditori, che pagheranno le tasse con gli eventuali buoni tasse scaduti e che dovranno considerare anche la probabilità di avere buoni tasse scaduti in mano e di dover fare debiti per fare acquisti relativi al periodo precedente al pagamento delle tasse. Questa probabilità è comunque bassa per le limitazioni di cui ho parlato commentando l'articolo 4.
Articolo 6 (retribuzioni nei rapporti di lavoro privati)
Per ciò che concerne il rapporto tra un datore di lavoro privato ed i suoi dipendenti, i dipendenti privati che accettano i buoni tasse come strumento di scambio di beni e servizi possono essere pagati con una percentuale in buoni tasse non superiore a quella dei dipendenti pubblici. Il datore di lavoro deve distribuire i buoni tasse che usa per pagare le retribuzioni proporzionalmente ai salari e gli stipendi dei dipendenti che accettano i buoni tasse come strumento di scambio di beni e servizi.
La prima parte dell'articolo la considero scontata. La seconda parte pone l'accento sull'equità: si vuole evitare la discrezionalità da parte del datore di lavoro. L'inconveniente è che per fare rispettare la seconda parte bisognerebbe mantenere la tracciabilità dei buoni tasse: è una regola difficile da far rispettare, e forse se ne può fare a meno.
Articolo 7 ( Database di verifica )
Lo stato si impegna a mantenere un database aggiornato che associ ad ogni codice fiscale e ad ogni partita IVA di persone fisiche o giuridiche operanti sul territorio nazionale il loro consenso o dissenso all' utilizzo dei buoi tasse come strumento di scambio di beni e servizi. Tale database deve permettere a chiunque di interrogarlo inserendo un codice fiscale o una partita IVA e deve dare come risposta l'assenso o il dissenso del soggetto a cui il codice fiscale o la partita IVA si riferisce.
L'articolo 7 è un invito alla denuncia di quei venditori che usufruiscono dell'abbassamento delle tasse perché si dichiarano consenzienti al loro utilizzo, ma che davanti ad un cliente oppongono un rifiuto ad accettarli. Quella del database è una soluzione che dovrebbe rendere quasi impossibili le truffe.
Articolo 8 ( Rateizzazione per acquisti importanti)
Per acquisti che comportano pagamenti in buoni tasse superiori a 500 euro, il venditore può imporre che questi buoni tasse vengano versati in rate mensili non superiori a 500 euro.
L'articolo 8 serve a tutelare i possidenti di importanti beni materiali considerati beni rifugio, e che si vedono costretti a vendere. Imporre che questi soggetti accettino che parecchio denaro venga loro versato tutto in una volta in buoni tasse li scoraggerebbe ad accettarli, rendendo i buoni tasse uno strumento utilizzabile solo per piccoli acquisti.
Un semplice esempio
Lo stato deve pagare lo stipendio di un mese a 2 impiegati. Uno di questi ha dato la sua disponibilità ad accettare i buoni tasse, l'altro no. Supponiamo che lo stipendio lordo di entrambi sia di 3000 euro, e le imposte sullo stipendio siano del 35%. Supponiamo inoltre che la finanziaria dell'anno precedente abbia stabilito che la quota da dare in buoni tasse è del 45% e lo sconto sulle imposte del 10%. Lo stipendio netto dell'impiegato che non accetta i buoni tasse è di 3000- 3000x0,35 = 3000x0,65 = 1950 euro, tutti retribuiti in euro. Lo stipendio netto dell'altro impiegato è di 3000 – 3000x0,35x(1-0,1) = 3000x0,685 = 2055 euro. Al lordo quest'operaio riceverà 3000x0,45= 1350 euro in buoni tasse, di cui 945 verranno trattenuti sullo stipendio. Quindi, alla fine, riceverà netti 1650 euro in euro, e 405 euro in buoni tasse. Questo secondo impiegato va' a fare la spesa in un supermercato che accetta buoni tasse. Supponiamo che faccia 290 euro di spesa. Questa persona, che cerca di sbarazzarsi dei buoni tasse, da 150 euro in euro al cassiere, e 150 euro, che è il massimo che può dare, in buoni tasse. Il cassiere gli restituisce come resto una banconota da 10 euro in buoni tasse. Supponiamo che quel supermercato alla fine del mese abbia racimolato un ricavo, di cui il 45% in buoni tasse. Supponiamo che debba pagare il 35% di imposte. Supponiamo che i suoi fornitori non accettino buoni tasse(cosa improbabile, perché i fornitori li sceglie il supermercato), mentre quasi tutti i suoi impiegati si. Allora, dopo aver pagato le imposte, nelle casse del supermercato resterà in forma di buoni tasse il 10% dei ricavi. Se non verrà superata la soglia del 45% definita in finanziaria per i dipendenti pubblici questi verranno suddivisi proporzionalmente tra gli impiegati che accettano i buoni tasse. Ovviamente, se a fine mese alcuni dei buoni tasse ricevuti sono scaduti, il supermercato li userà per pagare le tasse.